La vendemmia a mano

“Quando mia madre e mio padre venivano con il carretto, io dormivo nel carretto durante il tragitto perché era ancora buio, così da poter lavorare qualche ora al fresco (…) tempo d’estate, prima di andare a scuola, facevo due ore di lavoro”.

Per i piccoli agricoltori, il legame con la terra è qualcosa che supera il valore economico, la campagna come secondo focolare della famiglia, quello dove generazioni si avvicendano nella cura della terra, compiendo gli stessi gesti anno dopo anno. Ci devi credere nella terra – vendemmiare a mano significa tuffarsi in un mare verde per trarne grappoli preziosi d’ametista, granato e citrino, rilucenti nella luce bassa del sole del primo mattino, chicchi da portare alle labbra per saggiarne il grado zuccherino e già sognare vini “che saranno uno spettacolo”. Il lavoro nella vigna è attraversare i tempi, dalla potatura quando già vedi i grappoli, alla vendemmia, quando già gusti i vini, da sorseggiare però dopo, quando anni d’invecchiamento ne renderanno morbido e sontuoso il gusto al palato. E in quel sorso, ritornare lì, alla fine di quell’estate d’anni prima, con il sole che splende attraverso foglie d’uva ad illuminare sogni, risate e speranze di una famiglia di vignaioli.

Racconto di
Mimino e Daniele Paladini

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