Per una famiglia, un tempo, la prima cosa era piantare l’olivo e la seconda la vigna. Anche chi faceva altri lavori, come condurre “il traìno”, i carri trainati dai cavalli, anche quelli avevano gli olivi, all’inizio lavoro duro, d’inverno con solo qualche pietra scaldata intorno al fuoco a tener vive le mani e riuscire così a “brucare” le olive da terra. Poi con la qualità, innovati i metodi di coltura e raccolta, il valore dell’olio è cresciuto, diventando per molti una fonte primaria di guadagno, fino all’impensabile, quando la Xylella quasi distrusse quello che prima, per i salentini, era il simbolo stesso dell’immortalità. Eppure anche adesso l’olivo risorge, con impianti nuovi di varietà tolleranti, perché per il Salento l’olivo è come la vita stessa, come la pizzica che corre nel sangue, che fa muovere gambe e braccia pure a chi pensa di non saper ballare.