Del lavoro delle donne si sapeva solo quando iniziava, magari alle tre in inverno, per andare alla novena, e poi da lì continuava. Sempre fuori, per il tabacco, fuori per i fichi, fuori per le olive. Si stava fuori, sempre in compagnia, sempre con qualcuno accanto con cui parlare, scherzare, ridere o confidarsi. Il segreto di tanta “fatia” (lavoro), il segreto delle donne, era quello: ritrovarsi nel racconto, nel canto, nello stare insieme ogni giorno, orgogliose del proprio lavoro che man mano si faceva. E così tramandavano conoscenze e capacità, così si riusciva a fare tutto quello che c’era da fare, dal pane al sapone, dal filare il cotone, al tingerlo con le “scorze delle sete” (la buccia delle melagrane), fino a tesserlo in lenzuola dai motivi turcheschi, lenzuola da conservare con cura, che tengono insieme i ricordi di una vita.