L’ex tabacchificio

La storia della Masseria Quartararo e la sua trasformazione in museo.

LA STORIA

Il Museo della Cultura del Lavoro sorge all’interno della Masseria ex-tabacchificio del Quartararo. L’impianto originario dell’edificio è databile con sicurezza tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900; all’epoca la Masseria era parte di un contesto del tutto agricolo, con una struttura tipica a corte chiusa, cui si accede tramite l’ampio arco d’ingresso, dimensionato per il passaggio dei carri. Nel corso degli anni il suo uso è mutato con il mutare delle colture agricole, divenendo tabacchificio negli anni ‘30, per poi perdere di importanza con il procedere dell’urbanizzazione e la conseguente riduzione delle terre disponibili per l’agricoltura. Dopo il 1980, con lo sviluppo del rione Quartararo, che prende il nome dalla stessa Masseria, l’edificio verrà ad essere del tutto inglobato all’interno del tessuto urbano.

La Masseria ha rischiato di essere abbattuta nel nuovo millennio, per fare posto ai parcheggi di una struttura commerciale; solo l’impegno dei cittadini di Leverano, che ne hanno riconosciuto il valore identitario, insieme con la sollecitudine dell’Amministrazione Comunale nel raccoglierne e sostenerne le istanze, ha permesso di modificare il progetto originale ed acquisirne una parte a patrimonio pubblico, permettendo così la realizzazione del Museo grazie ad un finanziamento nazionale messo a bando dal Ministero della Cultura.

IL RECUPERO

La Masseria ex-tabacchificio del Quartararo è già di per sé testimonianza materiale del valore del lavoro, a partire dai suoi materiali, che prendono origine nello stesso Arneo, per passare ai “mesci” (maestri), carpentieri e muratori che ne hanno realizzato le volte e gli intonaci, fino a chi, nel presente, ha montato gli schermi che racconteranno le nostre storie.

L’ampio arco di ingresso, imponente ed accogliente, integra l’interno con l’esterno, una relazione che oggi si rispecchia nella nuova funzione di luogo della cultura, aperto e capace di accogliere storie e narrazioni, attraverso innovazioni tecnologiche integrate nella struttura originaria. Nella corte interna la pavimentazione è stata in parte sostituita, per permettere un’accessibilità più ampia, ed in parte conservata, riutilizzando le chianche del basolato in inserti centrali, in modo da conservare il valore storico dei materiali ed aumentarne la funzionalità e le possibilità di fruizione.

Salendo dalla corte fino al primo piano, è possibile entrare nei locali più importanti del Museo, dove l’intervento architettonico è stato minimale, con la sola tinteggiatura in grigio antracite delle pareti e delle volte, per creare una camera oscura da cui si aprono, come finestre sul mondo, i grandi schermi che raccontano storia e storie del mondo del lavoro.