Il lavoro a Leverano

Le lotte contadine, le cooperative, la crisi e la rinascita

La storia del lavoro a Leverano parte dalle difficoltà di una delle situazioni più estreme, essendo Leverano parte dell’Arneo, un luogo che fino alle bonifiche costituiva una delle zone più povere in un già poverissimo sud Italia.

LE LOTTE CONTADINE

È in questo contesto che nacquero i movimenti delle lotte contadine del ‘50-’51, che culminarono nel noto episodio del rogo delle biciclette, ma ancora prima la coscienza sociale dei lavoratori conobbe un primo momento di risveglio attraverso le tabacchine, che pur sotto il repressivo regime fascista trovarono la forza di indire proteste a Leverano già negli anni 1930-1932, per cui non è azzardato affermare che il Salento trovò in prima istanza nel coraggio delle sue donne la spinta necessaria per rialzarsi da una situazione ormai divenuta insostenibile. I moti contadini, pur sottoposti a dura repressione da parte delle istituzioni, riuscirono tuttavia a far sì che anche alcuni territori della Puglia fossero inseriti nella Riforma Agraria, con esproprio del latifondo per i soli terreni incolti ed assegnazione ai braccianti. La Riforma fu anche avversata, paventando una frammentazione che avrebbe ostacolato l’innovazione agricola, mentre nella realtà fu tutto il contrario - fu il lavoro instancabile di quei contadini che permise la nascita degli oliveti d’Arneo, la realizzazione delle migliaia di chilometri di muri a secco che li delimitano e la costruzione dei “truddhi”, i caratteristici edifici in pietra a secco che ne punteggiano le estensioni.

LE COOPERATIVE

Nel caso di Leverano, la risposta contadina alla grande impresa agricola fu costituita dal sorgere delle cooperative, capaci di unire insieme i piccoli proprietari dando loro la forza di competere sul mercato e l’accesso all’innovazione nei processi produttivi, così si costituirono dapprima la Cantina Sociale Cooperativa nel 1959, poi l’Oleificio Cooperativo della Riforma Fondiaria nel 1964, seguito dalla Cooperativa Agricola “San Rocco” nel 1973, fino al Conservificio Cooperativo “La Salentina”, che trattava il pomodoro da conserva, nel 1977. Solo quest’ultima cooperativa non riuscì ad affermarsi, a causa della volatilità dei prezzi del pomodoro da conserva, mentre tutte le altre sono arrivate ai giorni nostri come salde e vitali realtà produttive.

LA CRISI E LA RINASCITA

La storia del lavoro nel dopoguerra fu comunque, o soprattutto, una storia di ingenti trasformazioni, con alcune delle colture più importanti, cotone e tabacco, che entrarono progressivamente in crisi per poi scomparire. La crisi portò tuttavia con sé anche i semi della rinascita, che a Leverano si manifestò con la coltura dei fiori recisi, iniziata timidamente nel primo dopoguerra per affermarsi negli anni ‘70 con l’introduzione della coltura in serra. Fu infatti quella generazione di lavoratori del dopoguerra, che non aveva nulla, che si dimostrò capace di cogliere con coraggio il cambiamento di un’epoca, per lanciarsi in avventure imprenditoriali del tutto nuove ed inusitate. Allo stesso modo anche oggi assistiamo a nuove trasformazioni, come l’affermazione di un turismo nuovo, diverso da quello tradizionalmente balneare, l’integrazione dei nuovi salentini nel tessuto lavorativo ed imprenditoriale, fino ad arrivare alla sfida posta dai cambiamenti climatici e dall’emergere di nuove patologie agrarie come la Xylella. Per questo ci sembra importante l’esistenza di un luogo che conservi le storie del lavoro, come un diario di bordo che riporti le rotte esplorate e quelle nuove, in una celebrazione del lavoro di tutti, di ieri, di oggi, di sempre.